Questa tecnologia sviluppata già negli anni ’60 consente di convertire l’energia solare in energia elettrica, attraverso le celle fotovoltaiche che, collegate in serie, compongono un pannello fotovoltaico. La cella fotovoltaica, è costituita da una piccola lastra di silicio, materiale semiconduttore che, colpita dai fotoni solari, genera corrente elettrica continua, anche in condizioni di tempo nuvoloso. Ma piuttosto che addentrarmi nella scienza di una tecnologia ormai nel pieno della sua maturità, preferisco chiarire un po’ di dubbi.

 Il fotovoltaico conviene? 

Zero dubbi: il fotovoltaico conviene, soprattutto a chi ha un consumo elevato. Installare un impianto fotovoltaico è un buon affare, non solo per le nostre tasche ma anche per l’ambiente. Le tre voci di risparmio principali sono:

  1. L’autoconsumo. Grazie al consumo diretto di energia durante il giorno, la prima voce è il taglio della bolletta. Con un po’ di attenzione si riesce ad auto consumare almeno il 50% dell’energia prodotta, per cui il costo dell’energia sarà dimezzato.
  2. Grazie al meccanismo delle detrazioni fiscali metà dell’investimento sarà recuperato in 10 anni.
  3. Non ultimo lo stato grazie allo Scambio sul Posto ci ripaga con un bonifico ogni 6 mesi della corrente che, ceduta alla rete quando è in surplus, andremo a consumare durante la notte o quando l’impianto ne produrrà di meno rispetto al nostro fabbisogno; attualmente il valore rimborsato è vicino ai 15 cent€ per kWh. Il conteggio dell’energia scambiata è comunicato via rete dal contatore bi-direzionale che l’Enel è tenuta ad installare.

In altri termini alle nostre latitudini riusciamo ad ammortizzare un impianto solare fotovoltaico in meno di 6 anni, mentre la redditività dell’investimento oscilla tra il 18 ed il 23%. Quindi anche una finanziaria al 6/7% sarebbe allegramente ripagata.

Quanto dura?

Le norme europee obbligano i costruttori di pannelli fotovoltaici a garantire un produzione minima dell’80% a 25 anni. Alcune aziende vanno oltre estendendo tale requisito a 30 anni. Insomma un impianto di qualità può durare ben oltre 40 anni!

Qual è la taglia del migliore impianto fotovoltaico?

Con un impianto fotovoltaico da 3 kW, alle nostre latitudini, ben orientato e di qualità si producono dai 3000 ai 4200 kWh all’anno e ridurre fino a 1.5 tonnellate le emissioni di CO2 nell’atmosfera ogni anno.

Scegliere correttamente la taglia dell’impianto è semplice. Bisogna leggere l’ultima bolletta dove, solitamente in seconda pagina è riportato il dato dell’energia consumata (in kWh) negli ultimi 12 mesi: tale valore va diviso per 1300, il risultato aumentato prudenzialemnte del 10% è il valore nominale dell’impianto.

Per esempio se i consumi sono di 5000 kWh/anno : 1300 = 3.85 + 10% = 4.3 kW. 

Ma spesso chi passa al fotovoltaico decide di migliorare anche il suo comfort installando dei condizionatori, piuttosto che un piano di cottura ad induzione. In tal caso bisognerà stimare l’incremento del proprio fabbisogno energetico prima di passare ai fatti.

Nel prossimo articolo continueremo questa semplice ed interessante (spero) dissertazione rispondendo ad altri quesiti come:

Quanto spazio occupa sul tetto?

Con l’impianto fotovoltaico posso scaldare l’acqua?

Ci vuole un’autorizzazione?

E’ conveniente un impianto con accumulo?

Quanto spazio occupa sul tetto?

Ormai per produrre un kW occorrono poco più di 5mq, quindi con una falda di appena 30mq riusciamo a sviluppare una potenza di picco di 6kW. Se il tetto è piano ne occorreranno un po’ di più per evitare l’ombreggiamento dei pannelli anteriori sui successivi.

Con l’impianto fotovoltaico posso scaldare l’acqua?

Certo che sì! Infatti, grazie ai sistemi per la produzione di acqua calda mediante pompa di calore, è possibile riscaldare l’acqua proprio mentre l’impianto fotovoltaico va al suo massimo. L’acqua calda viene poi immagazzinata nei tradizionali accumuli per poter essere utilizzata anche molte ore dopo.

Ci vuole un’autorizzazione?

No si possono installare in edilizia libera, come stabilisce il DPR 31/2017, anche in zone sottoposte al vincolo paesaggistico come la Penisola Sorrentina. Fanno eccezione solo i centri storici e gli edifici storici vincolati; in tal caso è necessaria l’autorizzazione in iter semplificato della Soprintendenza. Le limitazioni da rispettare sono l’aderenza dei pannelli al tetto e possibilmente la non visibilità da luogo pubblico; insomma la sagoma dell’edificio non dovrà essere alterata.